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di Stefano Paolini-----

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Intermodalità è una parola con la quale negli ultimi decenni i politici sono soliti riempirsi la bocca e ogni tanto il portafoglio. Ma nella realtà di questo paese gommato le cose vanno molto diversamente. A Piombino si scendeva dagli scalini del treno, si facevano pochi passi e si saliva sulle scale del traghetto. A Olbia, Civitavecchia, Porto Torres anche. Sui laghi si arrivava in treno fino a bordo lago o direttamente su un pontile per avere il battello pronto - per passeggeri e merci - a pochi metri di distanza. In alcune località turistiche si scendeva dal battello e si poteva scegliere se prendere il tram (per Omegna) o il trenino (per Premeno) oppure la cremagliera (per il Mottarone). E ancora prima, quando non esistevano le navi attrezzate per le auto, in Sardegna il trenino delle SFS e FCS aspettava i suoi passeggeri sulla banchina del porto per portarli nell'entroterra. Oggi tutto questo è scomparso. Da Piombino ai laghi, dalla Sardegna ad Ancona e alla Campania, i binari sono stati tagliati, ogni volta il più possibile lontano dal mare. Che la gente debba farsi kilometri a piedi coi bagagli per cambiare da treno a nave è semplicemente una scelta di perfidia che ha ovviamente regalato anche questi viaggi alla tanto amata automobile. Poi alla perfidia si aggiunge la malvagità di certi amministratori locali che fanno della campagna elettorale la rimozione dei binari "dal prestigioso waterfront", come a Golfo Aranci, o che preferiscono rubare milioni e mandare aereoporti al collasso pur di avere ridicoli PeopleMover al posto del treno, come a Pisa. Ma il progresso ci dicono che è per il nostro bene. Foto Alessandro Muratori

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